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versione integrale dell'articolo pubblicato sulla rivista bimestrale "Archeologia Viva"

Marzo/Aprile 2014

 

Archeologia ricostruttiva  progetto

“Ricostruire l’antico”

 “Tomba del guerriero di Ceretolo”

Provenienza: Ceretolo – Casalecchio di Reno (Bologna)

Datazione: secondo quarto del III sec a.C.

Il progetto

reperto.tomba1877-1.Ceretolo.jpgfig.1

Il soggetto d’esame è un sistema di sospensione della spada, della metà del III sec. a.C e di “nuova generazione”, in tutto il  territorio Boico .  Altri esempi sono presenti nelle sepolture della necropoli di Monte  Tamburino (es.tb 085, 116. Da “La necropoli di Monte Tamburino a Monte Bibele a cura di Daniele Vitali.) Il mutamento  tecnologico, indicato già da A.Rapin, della catena Boica è classificata, appunto, come “Modello Ceretolo”.

Come quasi la totalità dei sistemi di sospensione delle spade galliche, anche  questa cintura a catena presenta due anelli di diametro importante, 72 e 65 mm , che vanno a solidarizzare con il ponticello posteriore dei foderi in metallo. Il terzo anello funge da passante “auto stringente” per la cinghia in pelle o cuoio morbido, nonché da punto di partenza per la stessa cintura.

Per comodità di identificazione nomineremo, le due parti di catena con i simboli, P (posteriore) e A (anteriore).

La parte P  è composta da un’anella di diametro interno di 72 mm collegata ad undici elementi, a  maglie ritorte destrorse, di spessore decrescente, per terminare con un puntale, composto da mezza maglia e un terminale ricurvo con testa a fungo.

La lunghezza totale è di 465 mm. Le dimensioni della barra di ferro , a sezione circolare, ha misure variabili che vanno dagli 8,5 mm della parte riferita all’anella grande e per le prime 4 maglie e  in decrescimento fino a concludersi con uno spessore rilevato di 5 mm sul terminale.

La parte A è composta da un’anella di diametro interno di 65 mm collegata, mediante ritorsione destrorsa, ad una seconda anella di diametro interno di 40 mm.

I diametri rilevati, in questo secondo elemento, sono regolari di 8/8,5 mm.

 

 

 

 

La realizzazione

Il primo studio è stato effettuato sulla risultanza dimensionale della singola maglia ritorta che, dall’esame sul reperto, risultava lunga circa 45 mm sulle prime maglie e di 40/37 mm sulle ultime con decrescimento regolare.

Quindi, la priorità è stata data al diametro degli anelli di base che, dopo la ritorsione, potessero dare dimensione simile, sia per spessori che per lunghezza.

La prima determinante intuizione è stata suggerita dalla evidente differenza, di diametro di filo di ferro, tra gli anelli, della stessa maglia, con la parte centrale ritorta.

Le striature e l’assottigliamento , presenti sulle parti ritorte del reperto, sono tipiche dello stiramento per stress da trazione e sono ben visibili su tutte le maglie.

Con le tecniche conosciute, per la realizzazione di anelli di ferro,dopo aver attenuto la barra di ferro, di dimensione e di forma voluta,l’ ho arrotolata, ancora  incandescente da forgia, intorno ad un supporto ( dima) cilindrica con diametro di 40 mm e, per tranciatura, ho ottenuto gli anelli  con lo stesso diametro interno. Assottigliando e sovrapponendo le estremità  ho saldato in forgia per bollitura. Ottenendo, così,  degli anelli in ferro con diametro interno di 30 mm riportato a 35 per battitura su supporto conico.

Nelle immagini ingrandite del reperto si notano, in maniera ripetitiva, delle “spaccature longitudinali”, evidenziate dal tempo, su una  delle parti di collegamento tra due maglie ed in tutte le maglie. Questi particolari avvalorano la tesi sulla tecnica di assemblaggio.

Se effettivamente si tratta di saldature, il tutto ci riconduce all’ipotesi  che gli  anelli venissero tessuti, una per una, in forma circolare di base e prima della ritorsione, formando dei segmenti composti da 2 o 3 anelli consecutivi.

Questo spiegherebbe anche il decrescente spessore delle maglie che, se assemblate e ritorte tutte insieme, offrirebbero anche una diversa resistenza con il conseguente dissimile attorcigliamento.

La tesi si rafforza per la tipica forma inclinata e combaciante tra le parti di collegamento delle due maglie.(fig.2)

confronto.puntale.reperto.1.jpgfig.2

Questo particolare si ottiene per induzione, nella torsione, e solo con un’altra anella o barra con diametro di ferro identico o di poco inferiore.

Ogni maglia, dall’inizio della catena fino al terminale è stata indotto ad una torsione per trasmissione della maglia che la precede.

La conseguente deduzione è che, una volta assemblati tutti gli anelli “primitivi” (per spessori) si può procedere al surriscaldamento dei segmenti di catena e, dopo aver  opportunamente fissato  la prima maglia ad un gancio fisso con diametro 8.5 mm ,si  procede con l’attorcigliamento aiutandosi con una barra dritta di ugual spessore.

Prima prova:

Dopo aver assemblato gli anelli primari, aver portato alla temperatura di malleabilità l’intero segmento di catena e fissata l’estremità su gancio, opportunamente consolidato sulla morsa. Ho iniziato la ritorsione, in senso orario, con l’ausilio di una barra dritta di 8 mm di ferro. Alcuni elementi centrali, dopo il primo giro completo di torsione,  hanno cominciato ad inclinarsi in maniera anomala, costringendomi ad esercitare una prepotente trazione. Questa ulteriore sollecitazione ha riportato in allineamento gli anelli ma, a causa del rallentamento nella torsione   ha generato un attorcigliamento “non progressivo” con il risultato completamente errato .

Vista la difficoltà nel governare anelli circolari, anche per la maggiore angolatura di contatto tra gli elementi, ho proceduto a creare le condizioni per cui la ritorsione avvenisse nella parte desiderata.

Seconda prova:

Ho ricreato tutti gli anelli saldati e collegati fra loro ma , prima di procedere alla fase della ritorsione, ho praticato delle “schiacciature” , nella parte centrale, creando delle forme a 8.(fig.3)

assemblamento.anelle.jpg