La spada lunga è un'arma che rese celebri i guerrieri celti, e
che senza alcun dubbio contribuì al dilagare della loro cultura in tutta Europa
durante l’Età del Ferro.
I primi esempi di spada lunga in ambito celtico appaiono dopo il
passaggio dalla Cultura di Hallstatt (VI sec a.C.) alla Cultura di
La Tène (V sec a.C.).
La spada lunga lateniana si presenta come arma a una mano, a
doppio taglio, da affondo e da fendente, con ammanicatura a codolo ed elsa dal
guardamano ridotto, con le estremità inferiori che nei modelli più antichi
spesso presentano decorazioni ritorte, omologandosi a lungo andare verso l'elsa
antropomorfa, più o meno particolareggiata.
Durante il IV secolo le dimensioni della spada si standardizzano
(lama a doppio fendente lunga intorno alla sessantina di centimetri), e la sua
presenza nelle sepolture, accompagnata dallo scudo ligneo rinforzato con
componenti metalliche, è ormai pressoché costante.
Solo con il progressivo affermarsi dell'uso di reparti di
cavalleria la spada celtica si allungherà ulteriormente, fino a raggiungere la
lunghezza di novanta centimetri di lama, equivalente nelle dimensioni a gran
parte delle sciabole di cavalleria di ogni epoca.
Sono le spade celtiche del IV secolo ad affermarsi come un
modello chiaramente vincente, e tra il IV e il III secolo vengono infatti
adottate da tutte le popolazioni che con i Celti venivano a contatto (Veneti,
Reti, Liguri, alcuni esemplari trovati persino in contesti Umbri e Piceni).
In un contesto come quello dell’Europa dell’Età del Ferro dove, a
parte alcune trascurabili eccezioni, le spade erano di fatto solo dei lunghi
pugnali, e dove il ruolo di arma da fendente era relegato alle scuri, la spada
celtica non poteva che presentarsi come una innovazione stupefacente.
Le spade corte dell’Età del Ferro europea sono delle armi
fondamentalmente da punta, maneggevoli ma che prescindono un contatto stretto
con l’avversario, mentre le scuri da guerra con ammanicatura a cannone, che
troviamo impiegate largamente in tutta Europa tanto nell’Età del Bronzo che nel
Ferro Primo, sono armi economiche ma scomode, fragili e con una superficie
offensiva assai ridotta.
Le spade celtiche devono dunque la loro principale fortuna alla
loro lunghezza, combinata alla loro versatilità che le rendeva utilizzabili
tanto come armi da affondo che da fendente.
Il mito della spada celtica come arma esclusiva da fendente è dovuto alla
testimonianza, a ben vedere circoscritta, del cronachista romano Fabio Pittore,
che ne parla a proposito della battaglia dell’Oglio, che vede Romani e Cenomani
contrapposti agli Insubri.
Anche se da un punto di vista pratico con una spada celtica era
sicuramente preferibile portare colpi di fendente, gli scavi archeologici ci
hanno restituito delle spade perfettamente in grado di colpire di punta.
Sicuramente però in un contesto campale, contro una formazione
compatta come quella romana, che combinava un alto potenziale difensivo ad un
altrettanta alta mobilità, un colpo di stocco, oltre ad essere difficile e
scomodo da portare, aveva molte probabilità di risultare del tutto
controproducente ed inefficace, ed è forse per questo che i cronachisti romani
ci descrivono le lame celtiche come esclusive armi da taglio.
La grande pecca delle lame celtiche è da ricercarsi non in una
mancanza di versatilità, ma nel materiale scadente utilizzato per la loro
realizzazione : forgiate in ferro dolce le spade lunghe lateniane tendevano a
lungo andare a riportare deformazioni strutturali se i colpi venivano portati
con forza eccessiva.
Perseguendo la fedeltà storica innanzi tutto, si è voluto
riprodurre le spade lateniane fedelmente, anche per quanto riguarda la qualità
del metallo, e posso affermare tranquillamente che non ce ne pentiamo
minimamente.
Il risultato è stato sublime: le spade risultano leggere e
maneggevoli da brandeggiare, e benché sia innegabile che la loro struttura e
bilanciatura favorisca i colpi di taglio, utilizzarle per portare colpi di punta
non risulta assolutamente scomodo od innaturale.
Ciò che ha maggiormente colpito sono la velocità ed il controllo
che una spada lateniana realizzata fedelmente permette a chi la brandeggia.
Sicuramente siamo davanti ad un’arma che aiuterà ad affossare
ancor di più lo stereotipo del guerriero celta barbaro e selvaggio, e che
aiuterà nella ricostruzione di uno stile schermistico che a dispetto dei clichè
oggi imperanti doveva essere notevolmente elegante.
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